ESCATON, LE REALTA' ULTIME

 

Non c'è libro nella parola di Dio, che sia altrettanto enigmatico come lo scritto dell'Apocalisse di Giovanni.

Essa fu composta nell'ultimo decennio del primo secolo, presumibilmente tra il 95 e il 96, proprio sul finire del regno di Domiziano, sul quale torneremo tra breve.

Il termine che dà il nome al lavoro dell'apostolo, è la trascrizione  della parola greca "apocalypsis", che sta a significare "rivelazione" di qualcosa che è nascosto.

Nel genere apocalittico, tempi come il passato, il presente e il domani sovente si fondono insieme, ed è per questo che non è sempre facile collocare un determinato avvenimento, nella sua precisa dimensione temporale.

Ad esempio, pur se il sottofondo del libro è rivolto al futuro, il suo obiettivo è oltremodo proiettato al presente; in poche parole, si parla del futuro per parlare anche del presente.

Dei suoi 404 versetti, ben 272 contengono almeno una citazione dell'Antico  Testamento. Il reperto del testo greco dell'Apocalisse più antico che sia a nostra disposizione, è il Chester Beatty il quale, codificato con la sigla p47, risale alla metà del III secolo; i successivi sono il Codex Vaticanus dell'anno 325-350 e il Codex Sinaiticus del 330-360 circa.

La grammatica di tale composizione è volutamente figurativa, senz'altro a motivo del clima nel quale i cristiani dell'epoca stavano vivendo.

Il genere apocalittico, già presente nella Sacra Scrittura in Ezechiele, Daniele, Zaccaria, Matteo 24, Marco 13 e Luca 21, si svilupperà tra il II secolo a.C. ed il II secolo d.C. distinguendosi dalle opere profetiche, giacché queste ultime intervengono per richiamare il popolo alla fedeltà e all'obbedienza nei confronti di Dio, mentre l'apocalittica stessa, emerge quando Israele o la Chiesa, si trovano ad essere vittime, loro malgrado, delle persecuzioni agite da potenze straniere ed idolatre.

 

L'IMPERATORE PERSECUTORE

 

Domiziano, che regnò dall'anno 81 al 96, fu imperatore di Roma e dei territori conquistati, nonché emulatore in più ampia scala della ferocia di Nerone.

Quest'ultimo in base alla testimonianza di Giuseppe Flavio (37-100), governò per tredici anni, otto mesi e otto giorni, dal 54 al 68, anno in cui si suicidò. Tuttavia la furia persecutoria di Nerone, rimase circoscritta alla sola città di Roma.

Domiziano aveva condannato all'esilio  Giovanni, colpevole di essere cristiano, inviandolo a Patmos, desertica isola che si affaccia sul Mar Egeo a circa 70 chilometri a sud-ovest di Efeso. Lì vi restò per diciotto mesi.

E quando in Apocalisse si menzionano i martiri che avevano rifiutato il "segno della bestia" sulla fronte e sulla mano (Apocalisse 20:40, 13:4, 14:9, 19:20), con questa espressione si fa un esplicito riferimento al culto pagano imperiale.

Domiziano pretese che nella parte d'oriente dell'impero, egli fosse salutato come un dio, e fu proprio ad Efeso che Domiziano fece costruire un tempio dedicato al culto imperiale.

Nel contesto storico pregresso, si inseriscono anche Pietro e Paolo che erano stati martirizzati sotto il despota Nerone, ed in questo clima di sconcerto, davanti ad una Chiesa decimata, Dio invia un messaggio di speranza e di vittoria, incentrato sulla sconfitta delle forze del male.

Nonostante circolassero diverse apocalissi di tipo apocrifo, nel canone del Nuovo Testamento, sotto la guida dello Spirito Santo, venne accolta unitamente l'opera di Giovanni.

Sostanzialmente chi è chiamato ad essere profeta, sente la voce di Dio che invita gli uomini alla conversione, mentre un veggente come Giovanni, viene fatto oggetto di una serie di visioni, che lo rendono protagonista nel dies Domini, ovvero "giorno del Signore", di rivelazioni esclusive.

Non possiamo tralasciare il fatto che l'Apocalisse sia molto somigliante, nel suo impianto profetico, al libro di Daniele; difatti, in esso, vi sono chiari accenni alla cosiddetta "abominazione" identificata  con Antioco IV ed il suo malvagio regno.

Infatti, proprio dal 167 al 164 a.C., per uno spazio di tre anni e mezzo, "un tempo, due tempi e la metà di un tempo" (Daniele 7:25), gli Ebrei furono oppressi dal monarca seleucide.

Nel cuore del lavoro di Giovanni, il ritorno di Cristo resta centrale, come attestato da due indicative scritture, ovvero 2 Tessalonicesi 1:7 e 1 Pietro 1:7, che poi di disvelamento si tratti, lo si evince già a partire dall'introduzione del libro che afferma: "Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve (Apocalisse 1:1).

Il libro dell'Apocalisse, ha prestato il fianco ad innumerevoli  metodi di lettura, nella misura in cui ogni epoca abbia applicato a sé le immagini e le metafore, identificandovi avvenimenti contemporanei. Questo metodo, è stato condotto sovrapponendo il linguaggio emblematico del testo giovanneo, all'epoca coincidente col momento storico, nel quale l'autore scriveva.

In definitiva, in ogni periodo legato ai duemila annidi Cristianesimo, l'arte di intendere l'Apocalisse, ha sempre sperimentato oscillazioni tra l'interpretazioni storico-profetica e l'interpretazione storico-contemporanea, quest'ultima limitata agli accadimenti legati all'Impero Romano.

 

L'AUTORE

 

Alcuni hanno presunto che l'autore non fosse Giovanni, a motivo della diversa sintassi greca, intercorrente tra l'Apocalisse e gli scritti tipicamente giovannei. Tuttavia, come pure il teologo evangelico John Mac Arthur afferma  nella sua introduzione all'Apocalisse, contenuta nella Bibbia con note da lui realizzata, le differenze stilistiche presenti sono assai marginali.

Per contro vi sono delle peculiarità, comuni a tutti gli scritti di Giovanni, laddove solo in essi si descrisse Gesù come " agnello di Dio" (Apocalisse 5:6-8; Giovanni 1:29) e come "testimone" (Apocalisse 1:5; Giovanni 5:31-32). Inoltre, anche il noto Girolamo da Stridone (347-420), che nel IV secolo curò la traduzione della Bibbia in latino, era fermamente convinto che proprio Giovanni ne fosse l'autore.

E, a distanza di poco più di trecento anni dalla sua stesura, egli era altrettanto che ogni lettera e ogni parola dell'Apocalisse, fosse davvero di difficile interpretazione.

Anche Giustino martire, Ireneo di Lione, Tertulliano, Clemente alessandrino, Ippolito di Roma ed Origine, vissuti in arco di tempo tra il II ed il III secolo, videro in Giovanni, figlio di Zebedeo, l'autore delle rivelazioni apocalittiche.

Una note interessante, risiede nella struttura dell'opera . I capitoli dal 2 al 3, sono riferiti alle sette chiese dell'Asia Minore (grossomodo l'attuale Turchia centrale), le quali geograficamente  si venivano a trovare, partendo da Efeso, lunga una strada postale di percorrenza, realizzata grazie all'ingegno dei romani. Per inciso, la città di Efeso, sotto il dominio romano  all'epoca di Augusto (63 a.C.- 14 d.C.), divenne capitale della provincia di Asia.

Quindi, l'ambasciatore dei messaggi, avrà agevolmente viaggiato onde consegnare le missive, per poi fare ritorno comodamente ad Efeso.

 

CORRENTI INTERPRETATIVE

 

A motivo dello stile narrativo, tipicamente profetico e apocalittico, la rivelazione di Giovanni contiene pochi ma precisi elementi storici, oltre a tracce profetiche e futuristiche.

Contro le interpretazioni letterali, presero posizione studiosi antichi come Ticonio (370-390)e Agostino (354-430), i quali propendevano per l'interpretazione spirituale.

Altri come il monaco Gioacchino Da Fiore (1130-1202), divisero l'Apocalisse in otto parti, ciascuna corrispondente ad un periodo ben preciso della storia della Chiesa. 

Lo stesso metodo venne attuato da Fedrdinand Freytag, leader di una corrente scismatica dei Testimoni di Geova, sorta nel 1920. Inoltre, l'identificazione della bestia di Apocalisse 13 con la Chiesa Cattolica Romana, si deve al movimento dei Francescani Spirituali nel XIII secolo.

Per cui, i Riformatori del XVI secolo, non fecero altro che ricalcare l'interpretazione dei discepoli più intransigenti di Francesco d'Assisi. In definitiva, ci troviamo davanti a due filoni interpretativi: abbiamo già accennato al metodo esegetico storico-contemporaneo che vede nella sola esperienza dei primi cristiani la ragione d'essere della rivelazione giovannea.

Di chiave totalmente opposta è l'esegesi escatologica, che legge l'intera rivelazione, in riferimento all'attesa della fine del mondo. E, tornando al tempo di Giovanni, siccome una forte ondata persecutoria si sarebbe presto abbattuta su tutte le chiese cristiane  (sette è numero della completezza), ecco che l'annuncio della vittoria finale delle forze del bene sulle forze del male, giunge nel momento storico più opportuno.

Intendere, tuttavia la rivelazione apocalittica, come descrittiva di avvenimenti già consumati nel contesto delle prime persecuzioni dell'Impero Romano, è assai riduttivo perché mal si concilia con il preannuncio di tutta una serie di eventi che avrebbero visto protagonista l'intera terra abitata (Apocalisse 1:3, 22:7).

Scrive sempre il Mac Arthur, nelle sue note a commento dell'Apocalisse: "In questo libro scopriamola configurazione della politica mondiale negli ultimi tempi, l'ultimo confitto della storia umana, l'ascesa e la sconfitta finale dell'Anticristo, il regno millenario di Cristo sulla terra, le glorie dei cieli e dell'eternità e il destino finale degli empi e dei giusti".

In questa direzione, interviene in particolar modo, il racconto apocalittico che si snoda al capitolo 6 al capitolo 22.

In definitiva, il metodo storico-filologico , applicato nella letteratura dell'Apocalisse, ci aiuta a comprendere il contesto epocale nel quale avverrà il ritorno di Gesù: il millennio, il giudizio finale e l'inaugurazione del tempo eterno, realtà indicate nei capitoli da 20 a 22 dell'opera di Giovanni.

 

UN UTILE SCHEMA

 

 Ed ora, passiamo a schematizzare l'opera di Giovanni.

Dopo l'introduzione del capitolo 1 ed una parte pastorale che attiene alle lettere per le sette chiese dei capitoli 2 e 3, il testo prosegue con i capitoli 4 e 5.

In essi viene presenta la visione celeste, con l'adorazione di Dio da parte dei quattro esseri viventi e dei ventiquattro anziani, con l'intronizzazione dell'Agnello.

Andando avanti, i capitoli dal numero 6 al numero 11 descrivono l'apertura del libro dai sette sigilli, l'invio dei flagelli, con i quattro cavalieri dell'Apocalisse, rispettivamente simboli di conquista, guerra, carestia e morte.

La seconda parte dell'opera, è introdotta dal primo dei sette segni in cui si vede la donna dare alla luce un bambino, subendo la persecuzione del drago con sette teste e dieci corna, come descritto al capitolo 12.

I capitoli dal 13 al 15 descrivono gli altri sei segni: la bestia del mare, la bestia della terra, l'agnello e i vergini, i tre angeli, il figlio dell'uomo e gli angeli delle sette piaghe.

I sette calici indicati nel capitolo 16, sono seguiti dall'annuncio della caduta di Babilonia, la famosa prostituta dei capitoli 17 e 18.

Chiudono il libro i capitoli dal 19 al 22, con la sconfitta della bestia, il regno dei mille anni, il giudizio finale e la descrizione della Gerusalemme celeste.

La fine del libro, presenta un incisivo epilogo: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parete dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro (Apocalisse 22:18-19).

 

 ANALISI DI QUATTRO IMMAGINI

 

Nei suoi 22 capitoli, la rivelazione di Giovanni si presenta ricca di immagini suggestive. Io ne ho scelte quattro, che si prestano ad essere spiegate con modalità che raccolgono il più ampio consenso tra gli studiosi, anche se nei secoli, non sono mancate delle applicazioni legate al momento storico, che si sono poi mostrate disattese anche se in perfetta buona fede. Prendo a prestito, un concetto che proviene dal mondo della scienza medica, noto con la locuzione latina ex juvantibus. In buona sostanza, il risultato della prescrizione di un determinato farmaco, laddove questo si mostri efficace, rappresenta la correttezza della diagnosi grazie alla quale il medicinale è stato somministrato. Trasferendo questa dinamica alla profezia, ecco che anche la Bibbia, in Deuteronomio 18:21-22 spiega che l’adempimento di una determinata previsione ed applicazione profetica, è validata dall’avverarsi di ciò che si è vaticinato. Diversamente, colui che ha profetizzato, lo ha fatto per presunzione. Leggiamo il brano biblico: “Se tu dici in cuor tuo: «Come riconosceremo la parola che il SIGNORE non ha detta?» Quando il profeta parlerà in nome del SIGNORE e la cosa non succede e non si avvera, quella sarà una parola che il SIGNORE non ha detta; il profeta l'ha detta per presunzione; tu non lo temere. Con questo spirito di timore, ci accingiamo ad esaminare quattro sezioni dell’Apocalisse, sulle quali la maggioranza degli esegeti, concorda.

 

APOCALISSE 7: I 144.00

 

7:1 Dopo questo, vidi quattro angeli che stavano in piedi ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti della terra perché non soffiassero sulla terra, né sopra il mare, né sugli alberi. 2 Poi vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il sigillo del Dio vivente; e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso di danneggiare la terra e il mare, dicendo: 3 «Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio». 4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d'Israele: 5 della tribù di Giuda dodicimila segnati; della tribù di Ruben dodicimila; della tribù di Gad dodicimila; 6 della tribù di Aser dodicimila; della tribù di Neftali dodicimila; della tribù di Manasse dodicimila; 7 della tribù di Simeone dodicimila; della tribù di Levi dodicimila; della tribù di Issacar dodicimila; 8 della tribù di Zabulon dodicimila; della tribù di Giuseppe dodicimila; della tribù di Beniamino dodicimila segnati.

 

NOTA ESPLICATIVA

 

Il quadrato del numero 12, moltiplicato per 1000 produce il numero emblematico 144.000 mila, riferito ad altrettante persone segnate con un sigillo e tratte dalle tribù di Israele. L’elenco di tali tribù è letterale, perché vi compare Giuseppe anziché i suoi due figli Manasse ed Efraim, oltre ad essere menzionata anche la tribù di Levi, che non compare nell’enumerazione classica, riferita alla spartizione della terra promessa. Si tratta di Ebrei messianici, che avranno riconosciuto Gesù e che saranno protagonisti dell’adempimento di Romani 11:1-36.

 

APOCALISSE 13: LA BESTIA CHE SALE DAL MARE E LA BESTIA CHE SALE DALLA TERRA

 

13:1 Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi. 2 La bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell'orso e la bocca come quella del leone. Il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e una grande autorità. 3 E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia; 4 e adorarono il dragone perché aveva dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?» 5 E le fu data una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie. E le fu dato potere di agire per quarantadue mesi. 6 Essa aprì la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome, il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo. 7 Le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli, di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. 8 L'adoreranno tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla creazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello che è stato immolato. 9 Se uno ha orecchi, ascolti. 10 Se uno deve andare in prigionia, andrà in prigionia; se uno dev'essere ucciso con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada. Qui sta la costanza e la fede dei santi.

11 Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. 12 Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita. 13 E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini. 14 E seduceva gli abitanti della terra con i prodigi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un'immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. 15 Le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia affinché l'immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l'immagine della bestia. 16 Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. 17 Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.

 

NOTA ESPLICATIVA

 

La descrizione riferita ad elementi animali, ricorda da vicino quella del capitolo 7 di Daniele. In esso vi sono quattro bestie che salgono dal mare. In quel caso, abbiamo un leone alato che rappresenta Babilonia o Nabucodonosor; un orso, che identifica la Medo-Persia; un leopardo che simboleggia la Grecia di Alessandro Magno ed infine una quarta bestia dalle fattezze mostruose e mitologiche, ad emblema dell’Impero Romano. Ed in continuità con questa ultima raffigurazione di Daniele, ecco che la bestia di Apocalisse che sale dal mare, è giustappunto l’Impero Romano, persecutore della chiesa. I diademi, sono simboli del potere regale. Non è molto difficile interpretare i “nomi di bestemmia”, quando questi descrivono l’elemento religioso e pagano degli imperatori, che attribuiscono a se stessi caratteristiche divine. Il re, diventava Kyrios, ossia “Signore”, stesso titolo con cui i cristiani si riferivano a Gesù e al Padre. Il dragone, serpente sviluppato all’ennesima potenza, è immagine del Diavolo che dà forza alla bestia. Le sette teste, costituiscono i sette colli di Roma e le 10 corna, altrettanti re che possono essersi succeduti nel tempo. Quando si parla di 42 mesi di prova, ci si riferisce sempre al modello persecutorio di Antioco IV Epifane, che da 167 al 164 a.C., perseguitò i Giudei. E quindi, esso divenne il paradigma di ogni persecuzione. Inoltre, ove leggiamo che una delle teste ferita a morte è poi guarita, si pensa a Domiziano. Questo perché, metaforicamente, egli ricordava Nerone il quale, pur se morto suicida, si credeva che in realtà fosse fuggito dai Parti per tornare a terrorizzare il mondo dell’epoca. Domiziano superò Nerone, perché quest’ultimo si limitò a tiranneggiare nella sola Roma. Perché la bestia sale dal mare? Perché dall’Asia Minore, le navi che giungono da Roma si trovano ad occidente ed il verbo “salire” è sinonimo di direzione.

Poi, vi è un’altra bestia, che salendo dalla terra, ha autorità sull’Asia Minore. Sembrerebbe un agnello, in quanto figura spirituale, ma non lo è. La bestia terrestre pretende adorazione, ed infatti a tutti coloro che avrebbero sacrificato all’imperatore veniva concesso un documento: questo è il marchio della bestia. Infine, il numero 666 si presta a due riflessioni. La prima risiede nel numero 6 che, inferiore di una unità rispetto al 7, simbolo di completezza, diventa figura di insufficienza. Replicato per tre volte, 666 è l’immagine della massima imperfezione umana. Inoltre, gli antichi non avevano ancora conosciuto i numeri arabi utilizzati diffusamente solo dal X secolo, e quindi usavano le lettere dell’alfabeto per realizzare un sistema alfanumerico. Pertanto, 666 diventa “Nerone-Cesare”, segno del potere della potenza romana. Nei caratteri ebraici, essi equivalgono a 100 + 60 + 200 + 50 + 200 + 6 + 50 = 666.

 

APOCALISSE 17: LA GRAN MERETRICE

 

17:1 Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne a dirmi: «Vieni, ti farò vedere il giudizio che spetta alla grande prostituta che siede su molte acque. 2 I re della terra hanno fornicato con lei e gli abitanti della terra si sono ubriacati con il vino della sua prostituzione». 3 Egli mi trasportò in spirito nel deserto; e vidi una donna seduta sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, e che aveva sette teste e dieci corna. 4 La donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle. In mano aveva un calice d'oro pieno di abominazioni e delle immondezze della sua prostituzione. 5 Sulla fronte aveva scritto un nome, un mistero: BABILONIA LA GRANDE, LA MADRE DELLE PROSTITUTE E DELLE ABOMINAZIONI DELLA TERRA. 6 E vidi che quella donna era ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia. 7 L'angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti dirò il mistero della donna e della bestia con le sette teste e le dieci corna che la porta. 8 La bestia che hai vista era, e non è; essa deve salire dall'abisso e andare in perdizione. Gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla creazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo. consumeranno con il fuoco. 17 Infatti Dio ha messo nei loro cuori di eseguire il suo disegno che è di dare, di comune accordo, il loro regno alla bestia fino a che le parole di Dio siano adempiute. 18 La donna che hai vista è la grande città che domina sui re della terra».

 

NOTA ESPLICATIVA

 

Lutero vide nella bestia apocalittica, il papa. Sempre su questo filone, anche Babilonia la Grande venne identificata sia con la Chiesa Cattolica, che in maniera più ampia, con l’impero mondiale della falsa religione. Anche i Testimoni di Geova, che hanno interpretato e reinterpretato l’ Apocalisse innumerevoli volte durante più di cento anni, vedono in Babilonia la falsa religione. Tuttavia, da una lettura di prima mano, che è quella legata alle vicende di cui Giovanni era testimone,  si evince che la gran meretrice che siede su una bestia di colore scarlatto (tinta che simboleggia il potere imperiale), era giustappunto la capitale dell’impero, che al tempo era esteso ad oriente ed occidente. Una donna ubriaca del sangue dei santi e dei martiri cristiani. Dopodiché, in chiave escatologica, questo quadro d’immagine può rappresentare una persecuzione su grande scala, operata da un impero politico mondiale, e che potrebbe colpire i cristiani negli ultimi tempi.

 

APOCALISSE 4: I 24 ANZIANI

 

4:1 Dopo queste cose vidi una porta aperta nel cielo, e la prima voce, che mi aveva già parlato come uno squillo di tromba, mi disse: «Sali quassù e ti mostrerò le cose che devono avvenire in seguito». 2 Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c'era uno seduto. 3 Colui che stava seduto era simile nell'aspetto alla pietra di diaspro e di sardonico; e intorno al trono c'era un arcobaleno che, a vederlo, era simile allo smeraldo. 4 Attorno al trono c'erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d'oro sul capo. 5 Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni. Davanti al trono c'erano sette lampade accese, che sono i sette spiriti di Dio. 6 Davanti al trono inoltre c'era come un mare di vetro, simile al cristallo; in mezzo al trono e intorno al trono, quattro creature viventi, piene di occhi davanti e di dietro. 7 La prima creatura vivente era simile a un leone, la seconda simile a un vitello, la terza aveva la faccia come d'un uomo e la quarta era simile a un'aquila mentre vola. 8 E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano coperte di occhi tutt'intorno e di dentro, e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: «Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene». 9 Ogni volta che queste creature viventi rendono gloria, onore e grazie a colui che siede sul trono, e che vive nei secoli dei secoli, 10 i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 11 «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono».

 

NOTA ESPLICATIVA

 

Le immagini di questa porzione di Apocalisse sono davvero mirabili. Rilevante è la preziosità degli elementi e dei materiali descritti nella cornice della scena trascendentale. Tuttavia, in questa nota esplicativa, ci soffermiamo ad identificare i 24 anziani o vegliardi  (con quest’ultimo termine sono definiti in versioni bibliche più datate), nella Chiesa di Gesù. Le quattro creature viventi menzionate, sono esseri angelici. Molto probabilmente, le sette lampade ed i sette spiriti di Dio, sono un richiamo alle sette chiese dei capitoli 2 e 3 di Apocalisse. L’atteggiamento dei credenti del popolo di Dio, è tipicamente adorante, come si deduce dai versetti 8 e 11.

 

LE REALTA’ ULTIME

 

Prima di illustrare i due concetti legati alla parte finale della storia dell’umanità, cioè il rapimento e la seconda venuta di Cristo, vorrei evidenziarne le differenze, perché si tratta di eventi che spesso vengono confusi tra loro. Tuttavia, nello studio delle profezie bibliche relative alla fine dei tempi, è molto importante distinguere le due realtà.

1) Il rapimento è il momento in cui Gesù tornerà per portare con sé, dalla terra al cielo, la sua Chiesa, ovvero tutti i credenti in Cristo. Ciò è descritto in 1 Tessalonicesi 4:13-18 e in 1 Corinzi 15:50-54. Tutto questo accadrà in un momento, in un “batter di un occhio”.

2) Invece, la seconda venuta avverrà quando Gesù, al termine della grande tribolazione, tornerà a sconfiggere l’Anticristo, a distruggere il male e a stabilire il suo regno di 1000 anni sulla terra. Tale evento viene descritto in Apocalisse 19:11-16.

 

 DIFFERENZA TRA RAPIMENTO E SECONDA VENUTA

 

1) Al rapimento i credenti incontreranno il Signore nell’aria (1 Tessalonicesi 4:17), mentre alla seconda venuta i credenti ritorneranno con il Signore sulla terra, per avviare il governo retto da Gesù per 1000 anni (Apocalisse 19:14).

2) La seconda venuta è attesa dopo la grande tribolazione (Apocalisse capitoli 6-19), contrariamente al rapimento che avviene prima della grande tribolazione (1 Tessalonicesi 5:9; Apocalisse 3:10).

3) Il rapimento giungerà quando i credenti verranno presi perché ascendano al cielo, come gesto di liberazione (1 Tessalonicesi 4:3-17; 5:9) dalla grande tribolazione; diversamente alla seconda venuta, i non credenti periranno come atto di giudizio (Matteo 24:40-41).

4) Se il rapimento sarà invisibile e istantaneo (1 Corinzi 15:50-54) diversamente la seconda venuta sarà visibile a tutti (Apocalisse 1:7; Matteo 24:29-30).

5) La seconda venuta di Cristo non avverrà prima che siano compiuti altri avvenimenti che devono verificarsi alla fine dei tempi (2 Tessalonicesi 2:4; Matteo 24:15-30; Apocalisse capitoli 6-18). Il rapimento sarà immediato e potrebbe accadere in qualsiasi momento (Tito 2:12; 1 Tessalonicesi 4:13-18; 1 Corinzi 15:50-54).

6) Se il rapimento e la seconda venuta avvenissero come un solo atto da parte di Dio, i credenti dovrebbero passare attraverso la tribolazione (1 Tessalonicesi 5:9; Apocalisse 3:10), e questo metterebbe in serio pericolo la loro vita.

7) Se il rapimento e la seconda venuta fossero lo stesso evento, il ritorno di Cristo non sarebbe imminente, perché molte cose devono ancora accadere prima (Matteo 24:4-30).

8) Nel descrivere il periodo della tribolazione, Apocalisse nei capitoli 6 e19 non menziona la Chiesa. Durante la tribolazione, Dio volgerà nuovamente la sua attenzione principale a Israele (Romani 11:1-10 e 25-27). Riassumendo, il rapimento costituisce il ritorno di Cristo sulle nuvole, per rapire tutti i credenti dalla terra, prima del tempo dell’ira di Dio; la seconda venuta costituisce il ritorno di Cristo in terra, per mettere fine alla tribolazione e sconfiggere l’Anticristo con il suo impero mondiale malvagio.

 

RAPIMENTO

 

Il tempo del rapimento in relazione alla tribolazione, è uno degli argomenti più dibattuti nel cristianesimo orientato biblicamente. Le tre tesi principali, oggetto di differenza sono: posizione pre-tribolazionista, ovvero il rapimento inteso prima della tribolazione; posizione mediotribolazionista, come rapimento che avverrà al punto centrale della tribolazione stessa e post-tribolazionista, inteso come rapimento alla fine della tribolazione.

Il principale passo scritturale sul rapimento, rimane sempre e comunque quello di 1 Tessalonicesi 4:13-18. Come abbiamo già visto, in esso si afferma che tutti i credenti in vita in quello che sarà un preciso tempo della storia dell’umanità, andranno incontro al Signore nell’aria e staranno con lui per sempre, insieme a tutti i giusti che saranno risuscitati nello stesso tempo. Dio risparmierà il suo popolo dalla tribolazione, perché in 1 Tessalonicesi 5:9, la Bibbia dice: “Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo”. Il libro dell’Apocalisse, che tratta principalmente del periodo della tribolazione, è un messaggio profetico circa il modo in cui Dio riverserà la Sua ira sulla terra durante la tribolazione. Sembrerebbe incoerente pensare che da un lato Dio prometta ai credenti che non patiranno la sua ira, per poi lasciarli vivere tutte le sofferenze che si verificheranno sulla terra, durante la grande tribolazione.

Un altro passo cruciale sui tempi del rapimento si trova in Apocalisse 3:10, in cui Cristo promette di preservare i credenti “dall’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero”. Questo potrebbe significare che Cristo proteggerà e libererà i cristiani sia dalle prove che dal tempo della tentazione. Lo scopo della tribolazione, lo scopo del rapimento, il significato di 1 Tessalonicesi 5:9 e l’interpretazione di Apocalisse 3:10 danno tutti un chiaro sostegno alla posizione pre-tribolazionista. Se la Bibbia viene interpretata in modo logico e coerente, la posizione pre-tribolazionista diventa l’interpretazione scritturale più ragionevole.

 

LA GRANDE TRIBOLAZIONE

 

La tribolazione è un periodo di tempo proiettato nel futuro, che durerà sette anni. In esso Dio completerà la sua disciplina verso Israele, e porterà a compimento il giudizio del mondo miscredente. Come summenzionato, la Chiesa essendo composta da tutti coloro che hanno confidato nella persona e nell’opera del Signore Gesù per essere salvati, non sarà presente durante la tribolazione, perché verrà allontanata dalla terra attraverso l’evento che conosciamo come il rapimento (1 Tessalonicesi 4:13-18; 1 Corinzi 15:51-53). Da un capo all’altro della Scrittura, si fa riferimento alla tribolazione con altri nomi come:

1) il giorno del Signore (Isaia 2:12; 13:6, 9; Gioele 1:15, 2:1, 11, 31, 3:14);

2) angoscia o tribolazione (Deuteronomio 4:30; Sofonia 1:1);

3) grande tribolazione, che fa riferimento alla seconda metà più intense del periodo di 7 anni (Matteo 24:21);

4) tempo o giorno di angoscia (Daniele 12:1; Sofonia 1:15);

5) tempo di angoscia per Giacobbe (Geremia 30:7).

È necessario comprendere Daniele 9:24-27 per capire lo scopo e il periodo della tribolazione. In questo passo si parla di 70 settimane che "sono state fissate riguardo al tuo popolo". Il "popolo" citato sarebbe la nazione d’Israele, e quello di cui parla Daniele 9:24 è un lasso di tempo che Dio ha dato per "per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo". Dio dichiara che "settanta settimane" adempiranno tutte queste cose. È importante comprendere che il riferimento alle "settanta settimane", non è riferito a ciascuna settimana come fosse di 7 giorni letterali, perché il termine ebraico heptad tradotto come settimana in Daniele 9:24-27, significa letteralmente sette, e 70 settimane significa letteralmente 70 volte 7, cioè 490 anni. E’ scritto che il Messia sarà soppresso dopo le “sette settimane” più “sessantadue settimane " (7 + 62 = 69 settimane), a cominciare dal decreto di ricostruire Gerusalemme. In altri termini, se tra l’anno del decreto di ricostruire Gerusalemme e la morte di Gesù sarebbe dovuto trascorrere un periodo di tempo calcolato con la formula  “69 x 7” ecco che otteniamo come risultato 483 anni. E gli storici biblici confermano che trascorsero proprio 483 anni dal tempo del decreto di ricostruire Gerusalemme fino al tempo in cui fui crocifisso Gesù. La maggior parte degli studiosi cristiani, a prescindere dalla loro posizione in merito all’escatologia (le cose o gli eventi futuri), interpreta come sopra le 70 settimane di Daniele.

Essendo trascorsi 483 anni dal decreto di ricostruire Gerusalemme fino alla soppressione del Messia, resta un sette (7 anni) da adempiersi nei termini di Daniele 9:24: "per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo". Questo periodo finale di 7 anni è conosciuto come il periodo della tribolazione. Daniele 9:27 offre qualche altra notizia di rilievo sul periodo di 7 anni della tribolazione: "L’invasore stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore". La persona di cui parla questo versetto è quella che Gesù definisce "l’abominazione della desolazione" (Matteo 24:15) ed è identificata come “la bestia” di Apocalisse 13. Daniele 9:27 dice che  tale bestia stabilirà un patto per una settimana (7 anni) ma, a metà di questa settimana (3 anni e mezzo dall’inizio della tribolazione), infrangerà il patto facendo cessare sacrificio e offerta. Apocalisse 13 spiega che la bestia metterà un’immagine di se stessa nel tempio ed esigerà che il mondo intero l’adori. Apocalisse 13:5 afferma che ciò durerà per 42 mesi, equivalenti a 3 anni e mezzo. Poiché Daniele 9:27 dice che tale realtà avrà luogo “in mezzo alla settimana” e Apocalisse 13:5 dice che la bestia attuerà questo per un periodo di 42 mesi, è facile vedere che la lunghezza totale di tempo è di 84 mesi, ovvero 7 anni. Vedi anche Daniele 7:25, dove "un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo" (un tempo = 1 anno; dei tempi = 2 anni; la metà d’un tempo = 1 anno e mezzo per un totale di 3 anni e mezzo) fanno anche riferimento alla grande tribolazione, cioè l’ultima metà del periodo di 7 anni della tribolazione, quando sarà al potere "l’abominazione della desolazione" (la bestia).

Per ulteriori riferimenti alla tribolazione, vedi Apocalisse 11:2-3, che parla di 1.260 giorni e 42 mesi, e Daniele 12:11-12, che parla di 1.290 giorni e 1.335 giorni, i quali fanno tutti riferimento al momento centrale della tribolazione. I giorni aggiuntivi di Daniele 12 potrebbero includere il tempo della fine per il giudizio delle nazioni (Matteo 25:31-46) e il tempo per l’instaurazione del regno millenario di Cristo (Apocalisse 20:4-6).

 

SECONDA VENUTA

 

Il discorso escatologico, riportato nel capitolo 24 di Matteo, diversamente definito come "piccola apocalisse", rappresenta l'ultimo di una serie di cinque discorsi (lòghia in greco). In esso, Gesù profetizza ai suoi discepoli, quelli che sarebbero stati fenomeni previsti sia nel futuro prossimo che in un futuro ancora lontano. Anche negli altri due Vangeli sinottici, Marco 13 e Luca 21, viene descritto l'epilogo della storia umana, coincidente con la seconda venuta di Gesù, a cui segue tutto un corteo di accadimenti.

Da Matteo 24:1-51, possiamo ricavare un utile schema:

1. La distruzione futura di Gerusalemme e del suo tempio;

2. Tribolazioni per gli ebrei e per le nazioni del mondo;

3. Vari segni dell'arrivo del figlio dell'uomo.

Il Vangelo di Matteo mette insieme l'annuncio della rovina di Gerusalemme, con quello della "parusia", espressione greca che rappresenta la seconda venuta di Gesù. E ciò integrando il testo del Vangelo di Marco, che costituisce la testimonianza più antica (65 d.C. circa).

Ai lettori cattolici, ricordo che durante la messa nella recita del "Credo", si dice anche: "Di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il suo Regno non avrà fine”. Per cui, insegnare attraverso la Bibbia la dottrina della seconda venuta di Cristo, non è una questione da Evangelici, proprio perché essa fa parte integrante della Parola di Dio. Il fatto che su questo insegnamento ci sia una certa "distrazione" da parte del cattolicesimo, ha dato occasione a  papa Francesco, di esprimere un richiamo quando, durante l'udienza generale del 24 aprile 2013, disse:

"Nel Credo noi professiamo che Gesù «di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti». La storia umana ha inizio con la creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio e si chiude con il giudizio finale di Cristo. Spesso si dimenticano questi due poli della storia, e soprattutto la fede nel ritorno di Cristo e nel giudizio finale a volte non è così chiara e salda nel cuore dei cristiani. Gesù, durante la vita pubblica, si è soffermato spesso sulla realtà della sua ultima venuta. Oggi vorrei riflettere su tre testi evangelici che ci aiutano ad entrare in questo mistero: quello delle dieci vergini, quello dei talenti e quello del giudizio finale. Tutti e tre fanno parte del discorso di Gesù sulla fine dei tempi, nel Vangelo di san Matteo...".

Per tale importante motivo, la Chiesa fedele e fondata sulla Scrittura, avrà cura di tenere desta l'attenzione del popolo di Dio, rispetto al tema escatologico in tutte le sue fasi profetiche. E ciò affinché la speranza del primo cristianesimo, sia ancora oggi, sempre e comunque, pure la nostra.

 

MILLENNIO

 

Il ritorno di Cristo, identificato col termine greco parusia, si verificherà prima del regno dei mille 1000 anni, al quale l’intero capitolo 20 del libro dell’Apocalisse dedica la sua attenzione descrittiva. Il millennio è costituito da un insieme di 10 secoli, da intendere letteralmente, anche se vi sono interpretazioni in cui i 1000 anni sono interpretati in modo allegorico, come un modo simbolico per significare “un lungo periodo di tempo”. Tuttavia, per ben sei volte in Apocalisse 20:2-7 si dice in modo puntuale che il regno ha una lunghezza di 1000 anni. Se Dio avesse desiderato comunicare un periodo indefinito e lungo, avrebbe potuto farlo senza menzionare esplicitamente e ripetutamente un arco temporale numericamente indicato, come avviene, invece, in Apocalisse 20:2-7. Al di là di questi passi biblici, ve ne sono innumerevoli altri che indicano un regno letterale del Messia sulla terra. La Bibbia dichiara che quando Cristo ritornerà (Zaccaria 14:4), si stabilirà come Re a Gerusalemme, sedendo sul trono di Davide (Luca 1:32-33). Il patto abramitico promise una terra a Israele, una posterità, un re e una benedizione spirituale (Genesi 12:1-3). Il patto cananeo promise a Israele un ritorno alla terra e un’occupazione del paese (Deuteronomio 30:1-10). Il patto davidico promise a Israele il perdono ed anche il mezzo mediante cui la nazione avrebbe potuto essere benedetta (Romani 11:1-36).

Alla seconda venuta, questi patti saranno adempiuti perché Israele sarà riunito dalle nazioni (Matteo 24:31), convertito (Zaccaria 12:10-14) e restituito alla terra promessa sotto il governo del Messia. La Bibbia profetizza circa le condizioni durante il millennio, con la descrizione di un ambiente in cui la perfezione del creato verrà ristabilita da un punto di vista fisico e ambientale. Sarà un periodo di pace (Michea 4:2-4; Isaia 32:17-18), di gioia (Isaia 61:7, 10), di consolazione (Isaia 40:1-2), senza povertà (Amos 9:13-15) o malattia (Gioele 2:28-29). Inoltre, la Bibbia ci dice che solo i veri credenti entreranno nel regno millenario. Per questo motivo, sarà un periodo di completa giustizia (Matteo 25:37; Salmi 24:3-4), di ubbidienza (Geremia 31:33), di santità (Isaia 35:8), di verità (Isaia 65:16) e di pienezza dello Spirito Santo (Gioele 2:28-29). Cristo governerà come re (Isaia 9:3-7; 11:1-10), e Gerusalemme sarà il centro “politico” del mondo (Zaccaria 8:3).

 

CONCLUSIONE

 

Mio padre, aveva un collega di lavoro Testimone di Geova. Probabilmente, proprio da lui avrà acquistato, nel lontano 1978, un libro verde in copertina rigida, dalle pagine sottili. Sul frontespizio, uno strano titolo: “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture”. Io non sapevo che fosse una Bibbia, anzi la Bibbia per antonomasia, stampata dalla Società della Torre di Guardia. Era quasi nascosta in un cassetto, nel quale i miei genitori conservavano i documenti. Non vi era il nome del traduttore, perché l’intero lavoro era stato svolto da un comitato di traduttori, i quali, per evitare il “culto della personalità”, avevano determinato di rimanere anonimi. Quando, sotto la guida di un “anziano” della Sala del Regno, nella cittadina in cui abitavo, lessi per la prima volta l’Apocalisse, ne rimasi profondamente spaventato. Avevo 14 anni. Negli anni Settanta, il Geovismo usava un libro di testo a commento dell’Apocalisse, dal titolo “Babilonia la grande è caduta – Il regno di Dio domina”. Inutile dire che tale movimento religioso, ma ahimè non è il solo, dall’anno della sua fondazione, nel 1876 fino ad oggi, ha realizzato una innumerevole quantità di commentari all’Apocalisse, i quali, venivano regolarmente ritirati dalla circolazione, quando le previsioni interpretative formulate, risultavano non avverate. Ed un po’ come avviene quando non si azzeccano le previsioni del tempo, ciclicamente, il comitato degli scrittori della Watch Tower, era costretto a rivedere le proprie tesi e teorie. Ma chi ha rispetto per la Bibbia e per chi ha timore di Dio, non si può lanciare in imprese audaci. Non vogliamo cadere nella condanna di cui abbiamo letto in Deuteronomio 18:15-22. Per questo motivo, soltanto quando la profezia risulta adempiuta, potremo comprendere che essa era stata ben interpretata. Un esempio che può valere per tutte le profezie, è quello relativo ad Isaia 11:12, circa  ritorno degli Ebrei in terra d’Israele: solo quando ciò avvenne nel 1848 gli Evangelici poterono affermare l’adempimento della profezia stessa. Ho letto parecchi libri che vogliono spiegare nel dettaglio il significato del linguaggio criptico, prudenzialmente usato da Giovanni. Nessuno di questi mi ha mai convinto. Invece, ritengo che ci possa essere un telaio, una  architettura sulla quale poggiare in linea di massima gli avvenimenti che ci attendono. Questo è quanto ho voluto fare nel realizzare questo agevole pamphlet, la cui lettura sarà senz’altro utile a dipanare le nebbie legate ad alcune parti della Sacra Scrittura, che sembrerebbero più impegnative.